Buon Natale 2013

Auguri a chi ci crede e a chi no; a chi ancora aspetta Babbo Natale e a chi invece ai regali ci pensa da sé.
Auguri a chi si emoziona per un albero tutto illuminato e a chi invece preferisce solo il presepe.
Auguri a chi in questi giorni preferirebbe essere da un’altra parte del mondo in solitaria e a chi invece preferisce circondarsi di parenti e amici.
Auguri a chi nelle feste si dimenticherà la dieta e a chi il 26 già farà jogging sotto la neve per bruciare calorie.
Auguri a chi sorride divertendosi con suo figlio a giocare con i nuovi doni e a chi invece aspetterà il nuovo anno per abbracciare la piccola creatura.
Auguri a chi è sempre con me, anche se da lontano, che mi guarda e mi mette una mano sulla testa con paterna malinconia.
Auguri a chi ha ottenuto ciò che più desidera e lo tiene ben prezioso vicino a sé e a chi invece sta lottando per raggiungere la felicità.

Auguro a tutti salute, serenità e di ritornare un po’ bambini, senza quella patina di freddezza e distaccata superiorità che durante tutto l’anno siamo costretti spesso ad indossare.
E poi, auguro a voi, che leggete e che siete amici, parenti, e molto di più un BUON NATALE e TANTE TANTE BELLE COSE!

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Ritornerà settembre – Romanzo

Martina, giovane studentessa universitaria, distrutta dalla fine della sua storia d’amore con Filippo, e per questo chiusa a riccio nei confronti del mondo per paura di dover soffrire nuovamente, incontra Alberto, uomo misterioso, sicuro di sé e ambiguo, che, determinato a conquistarla, vince le sue resistenze dominandola con la sua personalità magnetica. 
Ma Filippo, il suo primo amore, non si rassegna a perderla ed è disposto a rischiare la vita pur di riconquistarla. 
Le loro vite s’incroceranno in un curioso gioco del destino che cambierà le loro esistenze perché ognuno dovrà fare i conti con se stesso e niente e nessuno sarà più uguale a prima. 
Saprà Martina leggere nel profondo del suo cuore per capire ciò che davvero vuole, liberarsi dalla corazza in cui lo ha avviluppato e rinascere, come un’araba fenice, dalle ceneri del suo dolore e della sua disperazione, a vita nuova? 
“Ritornerà Settembre: Un turbinio di sentimenti, una girandola di emozioni, per un libro da leggere tutto d’un fiato e che appassiona dalla prima all’ultima pagina. Si può pretendere di più da un romanzo?”

 

Sinopsi: Martina, giovane studentessa universitaria, distrutta dalla fine della sua storia d’amore con Filippo, si dedica totalmente allo studio, evitando di provare nuovi sentimenti e di fare altri incontri, nonostante  gli incitamenti premurosi delle amiche del cuore, Marta e Angela. Ha paura di soffrire di  nuovo e preferisce chiudersi nel suo mondo di tristezza e rimpianti. Frequentando assiduamente un pub, ne conosce il proprietario, Alberto, un trentenne risoluto e pratico, dal fascino un po’ ambiguo. La forte personalità di Alberto presto si impone sulla ragazza fragile e sognatrice, che si innamora perdutamente e riprende a vivere con passione. Ma il destino le fa incontrare nuovamente Filippo, che non l’ha mai dimenticata e non si è rassegnato a perderla. Per uno strano scherzo del destino, Filippo e Alberto si ritroveranno a lavorare insieme in attività poco pulite e perfino in quelle terribili gare d’auto clandestine che minarono la storia d’amore con Martina; ma soprattutto si scontreranno per ottenere l’amore di Martina, sempre più indecisa tra Alberto che rappresenta il presente, i soldi facili, i viaggi e le feste, e Filippo, che è stato il primo grande amore, quello da cui lei sempre cercherà di fuggire e sempre vorrà raggiungere. 
Le vite e i sentimenti dei tre giovani si intersecano in un quadro variegato di ambienti cittadini e di personaggi secondari ben delineati ed importanti al fine della vicenda, da cui tutti usciranno un po’ feriti forse, ma certamente più maturi e consapevoli delle loro scelte.

Copertina ritornerà settembre finale

Fragile come un sogno – Romanzo

Bruciare di passione e non poterne fare a meno, a qualsiasi costo: ne conoscono bene il rischio i protagonisti di questa romantica storia d’amore ambientata a Torino. Nell’incantato mondo dei diciottenni, dove tutto appare ancora possibile, Filippo e Martina imparano ad amarsi e a conoscere le sconfinate sfaccettature di una relazione: attraverso la scoperta l’uno dell’altra riconoscono le loro stesse identità, vivendo in un sogno che mai avrebbero potuto immaginare. Ma la realtà, là fuori, è ben diversa e le loro stesse vite, troppo distanti per stato sociale e idee, si scontrano con la quotidianità di ognuno. I sogni sono fragili e la passione non perdona: il destino a volte può avere la meglio sui nostri desideri.Fragile come un sogno, opera prima della torinese Giulia Gino, affronta il tema dell’amore ripercorrendo le tracce di alcuni dei più celebri best seller contemporanei: la semplicità dello stile e la freschezza dei personaggi lasciano spazio ad alcune riflessioni profonde e ad un’avvincente trama in cui non manca il colpo di scena.

 

Sinopsi: Martina è una ragazza modello: bella, studiosa e solare. Vive in collina, in una grande villa con piscina e Porsche Cayenne, e ha due amiche, Marta e Angela, compagne fedeli nelle giornate spensierate dell’ultimo anno di liceo. Filippo invece abita in un appartamento di pochi metri quadrati nei quartieri popolari: è un ragazzo generoso e deciso, abituato a lottare per essere rispettato tanto dagli amici quanto dai nemici. Frequenta con suo fratello Marco un corso professionale e lavora tutti i giorni in un’officina della città. I loro due mondi, completamente diversi per pensieri e abitudini, si scontrano improvvisamente una sera in discoteca, rendendo inevitabile la scintilla dell’amore. Ma l’amore, si sa, non è tutto e non basta: seppur molto giovani, entrambi nascondono segreti difficili da confessare e che possono diventare pericolosi. E cosa accade se neanche l’amore riesce a vincere le barriere della diffidenza nei confronti delle persone amate? In una girandola di eventi e personaggi, il lettore trascorre l’estate con il piccolo gruppo di amici, tanto vario per stato sociale e passioni, scoprendo corse clandestine, malattie, vendette e l’incontenibile forza dell’amicizia. In una Torino assolutamente giovane, viva per locali e occasioni di ritrovo, si snoda l’avvincente storia d’amore, di amicizia e soprattutto di crescita dei giovani protagonisti di questo contemporaneo romanzo di formazione, dove crescere significa anche soffrire e scoprire l’amaro sapore della sconfitta.giulia gino prima fragile come un sogno per manifesti

Io, te e noi.

“Mi piacerebbe immaginare di tornare a casa, mentre la neve sta scendendo, stretta nel mio piumino chiaro con qualche brivido, quando un cristallo si posa sulla mia guancia. Mi vedo sulla strada con il mio incedere deciso, con in mano i pacchi dei regali, sacchetti di tutti i colori, che quasi mi scivolano dalle mani.

Infilo la chiave nella toppa della serratura e un’ondata di caldo e di profumo di cioccolata mi accoglie. Le luci sono soffuse, ma c’è quella della cucina accesa e sento dal corridoio dei discorsi sommessi, delle frasi spezzate, dei gridolini soffocati.

Tolgo il cappotto e appoggio i pacchetti sul divano, avrò tempo più tardi per sistemarli. Mi avvino alla stanza e vedo sul tavolo la mia tazza della Thun piena fino al bordo di una cioccolata densa, fondente, come piace a me. Rimango stupita, perché vicino c’è pure un pacchettino, piccolo, tutto bianco con un fiocchetto rosso a decorarlo. Le mie mani subito armeggiano per aprirlo e scoprirne il contenuto.

Tolto quell’involucro, la scatola è ancora più piccola, ma molto preziosa, ne sono certa. Esito un attimo, poi con piano piano sollevo il coperchio e rimango a bocca aperta: dentro c’è una perla che forma un ciondolo a goccia. Meravigliosa.

Gli occhi si commuovono e, come spesso mi accade in queste situazioni, una lacrima scende sulle guance, silenziosa. Tremo un po’, credo di essere forte, invece la mia natura è così dolce e tenera, si fa morbida in questi momenti.

Non ho il tempo per indugiare nei pianti di felicità, perché tu e mio figlio sbucate da dietro la porta in un coro di risate e di baci.

Tu mi abbracci forte e mi dai un buffetto sulla guancia, come tua abitudine, mio figlio, invece, con le labbra che lo designano come assaggiatore ufficiale della cioccolata, mi stampa un bacio sulla guancia. Sorrido, lo stringo forte e gli passo una mano sulla testa bionda, spettinandolo.

È uguale a te, stessi occhi profondi, stesso sguardo serio e sicuro. A volte mi stupisco, perché dimostra molto più dei suoi anni, i suoi lineamenti lo confermato, eppure è ancora piccino, e adora vedermi felice.

Mentre tu mi sistemi la collana al collo, mio figlio mi porge un biglietto, piegato in quattro: lo apro ed è un bellissimo disegno. Il camino, l’albero di Natale, i doni vicino al Presepe e poi noi due, con lui al centro stretti in un abbraccio.

I tratti e le righe delle matite saranno pure infantili e a volte un po’ frettolosi, ma posso confrontarlo con la scena che sto assistendo adesso.

Tu hai tuo figlio in braccio e gli stai leggendo una storia, seduti davanti al camino. Sei felice, lo guardi con amore e lui assorbe ogni tua parola rispondendoti con una risata o con un gridolino di allegria.

Io, invece, sto scrivendo questa lettera sulla poltrona, unica spettatrice di questo quadretto che vorrei non finisse mai.”

 

Ecco, la mia lettera per Babbo Natale. Niente di più…

Solo, io, te e noi.

Ogni giorno si muore un po’ per amore…

Così tanto per… una riflessione che contrasta con la Scrittrice da Venere sempre ottimista ed innamorata dell’amore…

Amarsi è soffrire. Amarsi è Vivere ogni giorno, morire d’amore per un sorriso…

COME IN AMORE CI SI FA MALE (U. TOZZI)

Io come ci
ritorno sull’albero con te

Ho forse camminato troppo e son caduto sopra me

Inginocchiato sull’altare degli avidi perché

Ho atteso senza far rumore

Come in
amore ci si fa male

Ho visto il
gelo dei tuoi occhi luccicare dietro un vetro di tristezza

E ho disegnato una collina con quei fiori che portavo sempre a te

Ho avuto lacrime sgorgate da una fonte disumana di dolcezza

E tutto quello che mi resta è questa fredda notte nudo senza te

E si ho
perso e sono qui tra i coccodrilli nelle strade

Non ho ascoltato i vecchi eroi che hanno saputo meditare

Ho giusto il tempo di gridare di raccontarmi come se

Fossi già naufragata fra altre braccia

Perché in
amore ci si fa male
Perché ho vissuto in mezzo a gente nauseata che non ha le mie emozioni

Quante canzoni scritte al vento invece di riuscire a perdermi con te

Adesso ho macchine veloci che riempiono i miei vuoti di ricordi

Ma come un pazzo ripercorro quella strada illuminatami da te

Come in amore ci si fa male

Così l’amore può cancellare i miei perché

Notte, Juju.

Un lieto fine sempre… e perchè no?

Fin da piccoli ci hanno raccontato che tutte le storie finiscono bene, che c’è un lieto fine per ogni fiaba da Cenerentola a Biancaneve, da Raperonzolo a Pollicino e poi così via per centinaia di avventure fantastiche che hanno cullato i nostri sogni di piccini.

Crescendo impariamo che i principi azzurri non esistono, che però bisogna accontentarci di chi indossa un’armatura un po’ ammaccata e non quella splendente e perfetta dell’immagine dipinta sulla copertina del librone aperto durante la nostra infanzia.

Scopriamo che il lieto fine dura per qualche momento, ci rende felici e contenti, ma poi diventa sempre più oscuro, più lontano, impalpabile da stringere e quelle pareti di cristallo che prima ci imprigionavano proteggendoci, ora si spezzano con quel suono di una corda di violino che si infrange. Un suono secco, neppure un lamento che si perpetua nell’aria, ma è come un soffio sofferente e così i
mille piccoli pezzi di vetro piombano a terra a ralenti. Una scena di film all’americana, insomma.

E in un breve frammento di un mio racconto ho ritrovato nei personaggi quella stessa forza e voglia di ricominciare di chi si rende conto che i sogni spesso accadono, si spezzano, ma poi è giusto dar loro una seconda possibilità e ritornare, da grandi, a riflettere sulle fiabe bambine…

Buona lettura,
sognatori.

Me ne sto andando con il sole negli occhi. La gente che incontro è solo un’ombra che
mi passa accanto e scivola via. Il calore mi scalda il viso. Il vento mi
accarezza. Sono libera da ogni pensiero, da ogni legame ormai diventato logoro.
Quel sottile, ma resistente filo che mi legava a lui, si è spezzato. Adesso
appartengo a me stessa. Lui non è più al mio fianco. È solo un ricordo nei
recessi della mia malinconia. Un giorno riaprirò il cassetto, in cui ho riposto
i miei pensieri e i miei attimi con lui e li getterò via per sempre. I miei
occhi sono fessure che si stanno abituando al buio della luce. Ora posso di
nuovo aprire il libro della mia vita e leggerlo.

 

Sono scappato quella volta, ma poi ho vagato centinaia di anni per ritrovarti. Ora
sono qui, accanto a te. Non me ne voglio più andare, ho trovato ciò di cui
aveva bisogno il mio cuore. Appartengo a te, è questo il mio destino. È la via
che ho scelto tra mille altre che avevo letto nel futuro. Per me la migliore è
questa: qui, vicini, a combattere una guerra che sa di incubo, di irreale, ma
che ci ha perseguitati per secoli.”

Juju, la scrittrice da Venere.

Chi è Filippo?

Chi è Filippo? È stata una domanda che mi hanno fatto ad una mia serata di presentazione del libro. Filippo chi è? È meglio dire che Filippo non è. Non è una persona reale, fisica, tangibile, ma è la somma di tante persone.

Filippo è il primo amore, quello che non si scorda mai, quello che ci ha fatto battere il cuore per la prima volta. Quello per cui abbiamo provato un brivido di paura e di novità. Quello per cui abbiamo riempito di cuori e di scritte il diario al liceo. Quello per cui in sua compagnia ci si dimenticava del tempo che scorreva veloce dietro di noi, senza volerci dare fastidio.

Il primo amore e il suo bagaglio di esperienze, di lacrime salate sulle guance calde di rabbia. Quel the alla pesca bevuto sulle panchine del parco tra sorrisi da beota. Una passeggiata mano nella mano, tra le vetrine del centro che per una volta non suscitano alcun interesse, perché si è troppo persi negli occhi della persona amata.

Il primo amore è causa di quel frullare d’ali nello stomaco e poi di quelle notti in cui il petto si spaccava schiantato dai pianti e dall’infinita solitudine che quel corpo staccato dal nostro fianco procurava.

Ecco, tutto questo è Filippo, almeno per me… Come uno specchio rotto che riflette un’immagine distorta di noi..

 Juju.

Gli occhi, specchio della curiosità

“L’essenziale è invisibile agli occhi” diceva il Piccolo Principe. Io penso che siano gli occhi ad essere Essenziali, indispensabili e importantissimi. Senza di essi non potremmo accorgerci della bellezza che ci circonda, non potremmo essere catturati da quella trama di ragnatela impalpabile che collega i rapporti umani attraverso sensazioni ed emozioni.

Con gli occhi noi non solo vediamo, ma riusciamo anche a parlare. Gli occhi come specchio dell’anima, come massima linea di relazione tra l’Essere e l’Apparire. Pupille scure e iridi sprofondate in un verde prato o bottiglia, affondate nel blu scuro del mare oppure appoggiate sulla terra calda inondata di sole, altre infreddolite dal ghiaccio intenso appena smussato dal battito delle ciglia.

Sono curiosa, lo ammetto e mi piace parlare con una persona guardandola fissa negli occhi, entrando in sintonia con essa o meno, attraverso le iridi. Mi piace scrutarne i movimenti da destra a sinistra, se c’è dell’imbarazzo, oppure quel socchiudere le palpebre quando è concentrata in ciò che dice. È interessante quel vagare smarrito di fronte alla mia intrusione, al mio voler indagare la verità di chi mi sta di fronte. Quest’invasione spaventa parecchie volte l’interlocutore, perché è come entrare dentro di lui, sollevare pezzo per pezzo gli strati di carne, tendini, muscoli ed ossa per arrivare al centro del pensiero, labile come un cristallo di neve.

Attraverso gli occhi c’è un contatto fisico forte, ci si spoglia a vicenda, ci si mette a nudo completamente: ci si incontra riconoscendosi uno con l’altro. Si diventa uno specchio riflesso nelle iridi che si affrontano.

 Osservarsi è una lotta, Vedersi è una Vittoria e a quel punto non serviranno occhiali come schermo per impigliare i raggi di quel contatto, perché anche essi salteranno infrangendosi completamente.

Fate attenzioni, pochi resistono a quel contatto, molti lo temono e scappano o si illudono di farlo, perché prima o poi anche loro diventeranno vittime di uno sguardo e a quel punto saranno salvati…

E poi si ama e si muore attraverso gli sguardi di un istante…

Dolce Notte, Juju,

La Scrittrice da Venere.

Nella tua vecchia stanza

Ritornare nella tua vecchia stanza è come ripercorrere il tuo passato. Non è un atto che fai consciamente, ma è il tuo io interno che si diverte a venire a patti con il tuo presente.

Il varcare la soglia, con la mano che piega piano la maniglia della porta è un piccolo esame, un momento di riflessione che scatta senza che tu lo voglia veramente. È inevitabile, è inutile bloccarsi e non terminare quello che nel tuo cervello ha iniziato a formarsi in immagini vivide.

E così le pareti azzurro ghiaccio ti rivelano un mondo che avevi per un poco allontanato da te. La scrivania piena di libri di matematica, italiano, inglese; fogli dai quadretti grossi tutti fitti di appunti; diari sformati con le dediche colorate delle amiche delle superiori, cuoricini e fiorellini che danzano intorno ad esse come una cornice; cassette, cd dei tuoi artisti preferiti, disposti disordinatamente sugli scaffali ingombri di romanzi e di oggettini che hai comprato come ricordo dei luoghi visitati con i tuoi nell’estate.

Sulle pareti i poster dei tuoi attori preferiti e una serie completa di foto simpatiche scattate con gli amici o che ti ritraggono con il tuo ragazzo, quando ancora credevi che l’amicizia e l’amore fossero eterni… e non sapevi quanto già ti sbagliavi.

Il tuo letto, con quella coperta morbida e quel cuscino che tante notti si è lasciato stropicciare, perché eri felice delle novità che ogni giorno scoprivi, mentre ti ha dato calore per superare i pianti disperati di quanto lui non ti voleva più e ti sentivi inghiottire in una solitudine senza confini.

E ancora i quadri, i puzzle mai finiti, ma sempre iniziati con la certezza che un giorno ogni tessera sarebbe andata al suo posto, solo non immaginavi ancora quel momento. Adesso che sei grande sai che anche se non tutti gli spazi sono occupati va bene lo stesso. Perché se tutto è compiuto non c’è altra possibilità di poterlo cambiare, mentre quel vuoto, bianco e preciso davanti a te, lascia la libertà di sognare…

Con un solo sguardo abbracci gli anni da adolescente fino ad arrivare con un battito delle ciglia a quella che sei ora: una donna che ha la propria vita racchiusa nel palmo di una mano. Eppure, quando torni nella tua stanza, hai imparato che basta un secondo per ritornare indietro.

E con questo… buona notte,

Juju.

Buon Natale 2010!

Anche quest’anno Natale è quasi arrivato e noi siamo cresciuti, un anno di più. Forse non siamo più dei bambini creduloni che aspettano la mattina del 25 dicembre per scartare i regali, passando l’intera notte semi-addormentati, per sentire le renne passare e Babbo Natale arrivare e scendere giù dal camino.

Siamo grandi, le favole non sono interessanti o meglio a noi non interessano più, perché è meglio rimanere con i piedi per terra: abbiamo già i nostri amati pc, il nostro lavoro e la nostra vita ad impegnarci la giornata e anche quella di Natale come le altre rimarrà forse in secondo piano.

Non è un fatto di religione, credenze o costumi della società; non è solo donare i regali più belli a chi amiamo; non è solo scrivere qualche frase di auguri poco convinti o costretti, perché è così che si deve fare…

Magari per una volta, possiamo anche credere che Natale possa anche arrivare carico di una qualche speranza, non succube di un maledetto ottimismo, ma appena sussurrata a fior di labbra che ci fa sorridere e basta. Non i soliti auguri, non i soliti regali, ma una consapevolezza in più, di noi e di ciò che siamo, di chi ci circonda e di ciò che c’è di preziose in ogni più piccola cosa. Come un riflesso nella pallina di vetro che infantilmente ci portiamo dietro fin da piccoli e sistemiamo ogni anno appesa all’albero, perché forse bambini lo siamo ancora, e non l’abbiamo mai dimenticato.

Auguri per un Felice Natale,

da chi ci crede ancora.

Giulia.

“Fragile come un sogno”: il sogno diventato realtà

Appena ieri sera, come se fosse adesso, ero seduta ad un tavolo, su di un palco, io, da sempre timida e spaventata di condurre un discorso davanti a tanti occhi che mi guardano attenti. Eppure, ad un certo punto mi sembrava naturale avere al mio fianco un giornalista con cui colloquiare e davanti una sala strapiena di gente, amici, conoscenti ed autorità; un microfono per raccontare la mia felicità di come sono riuscita a realizzare il mio sogno. Io, trasformata da cyber scrittrice di Venere in Scrittrice Torinese con stretto tra le mani il mio romanzo pubblicato, la sua copertina romantica e rossa cuore, i suoi fogli lucidi pieni di parole, le mie parole, di personaggi, i miei personaggi.

Finalmente ho raggiunto il mio sogno! È un’emozione che non è vero che non ha voce, perché una voce ce l’ha sicuramente ed è la mia che, rotta da un po’ di agitazione, spiega come è nato questo racconto, come io creda fermamente all’Amore e alle sue mille sfaccettature, consapevole dei sottili calcoli dei sentimenti. Sorrido persino verso quell’attaccamento quasi materno che nutro verso i miei personaggi, maturati durante lo svolgimento e la correzione delle bozze per essere finalmente ritratti anche su di un piano cartaceo e non solo archiviati in un file in attesa di chissà quale evento nel mio pc.

Adesso, tuttavia, hanno un posto fisico e mentale ben preciso: sono nelle mani di chi sta leggendo il mio libro, di chi alla fine della serata mi ha chiesto una dedica e si è messo in coda paziente ad aspettare che io con la mano che tremava e il cuore che rimbalzava incredulo la scrivessi. Sono sicura che dentro il cuore dei lettori, Martina e Filippo con i loro amici siano al sicuro e saranno capiti, apprezzati e perché no, anche criticati se necessario. Dopotutto sono giovani, inesperti, proprio come una neo-scrittrice come me e hanno il bisogno di essere indirizzati, aiutati e anche un po’ supportati.

Il momento più bello è quando ho capito che la mia passione per la scrittura era condivisa e compresa da molti e che la mia ‘seduta terapeutica’ di storie da me create era utile anche ad altri. Quando ho capito che non sono l’unica a piangere mentre le mie dita scorrono veloci sui tasti del pc oppure quando la penna lascia una traccia blu della mia calligrafia allungata e rotondeggiante, ma frettolosa sotto l’impulso dei pensieri sulla carta a quadretti.

Insomma, ritorno in questo blog virtuale dove tutto ha avuto un inizio, dove in molti mi hanno spronato a continuare a riflettermi nelle storie che creavo, in cui molti con commenti, sorrisi ed amicizia mi hanno fatto arrivare fino a questo bellissimo inizio, perché un traguardo è ancora ben lontano da raggiunge. In più ho un’arma potente al mio fianco: ho il bisogno fisico di scrivere, perché c’è gente che crede in me e la mia intenzione non è per niente quella di deluderla, anzi di affascinarli ancora di più.

Ora la Principessa Sabauda è felice. Ha il suo regno e se lo terrà stretto, popolandolo di personaggi che sono parte di lei e di chi le sta accanto, di chi come un soffio d’aria è passato, di chi ha lasciato una stretta di mano o un bacio frettoloso, di chi ha creduto in lei. E soprattutto continuerà ad inseguire l’Amore, scandagliandolo in tutte le sue profondità, perché, dopotutto ogni giorno ci si innamora.

Giulia.

Questo è il mio romanzo!

  

Nuovo viaggio e Nonno Andrea

Ecco che con una certa timidezza, mista ad un timore quasi reverenziale, approdo di nuovo sul mio blog. Sono passati mesi e stagioni, attimi della mia vita che non ho condiviso su queste pagine di diario virtuale, ma le ho racchiuse dentro di me, legate strette, affinché non scappino via facilmente.

Sensazioni piacevoli ed altre nauseanti dovute a piccole sconfitte, fino alla chiara determinazione di chi può dire di avercela fatta. Forse il mio sogno che ho inseguito con passione sta per essere raggiunto, se tendo le dita già immagino di poterlo sfiorare, accarezzare e le mie parole fluttuano più libere sulla pagina bianca che aspetta solo di essere riempita di caratteri colorati.

Nuovo inizio, nuova vita ed un piccolo racconto dedicato a chi mi ha regalato un’infanzia speciale.

Popolo dei blog, miei fratellini e sorelline virtuali,

la Scrittrice da Venere è tornata più sognatrice che mai!!

 

Nonno Andrea

 

Lo riconoscevi dal passo spedito, dal piede calzato da robusti scarponi da montagna, dall’incedere misurato della persona. I suoi vestiti avevano il profumo forte del tabacco per la pipa. Portava con sé, quali fedeli compagni di passeggiate, il suo ruvido bastone di quercia ed il cane da pastore, Soris. Nonostante la sua età, non aveva le gambe deboli né sbagliava mai un appoggio: saltava sulle rocce del torrente di acqua grigia con una sicurezza estrema.

Durante il giorno, percorreva i sentieri delle sue montagne, attraverso i boschi nei quali, da giovane,  durante la guerra, aveva rischiato la vita. Quelle montagne che di notte, sotto la neve che cadeva, aveva perlustrato in ogni loro singolo nascondiglio per cercare i nemici, coloro che avevano spento il sorriso dei suoi compagni. Aveva combattuto sì, decenni prima, aveva dato e ricevuto morte: sotto di lui, la neve si era macchiata di sangue. A volte aveva egoisticamente pensato che era una fortuna che non fosse stato il suo a scendere. Era giovane, impulsivo, la lotta per la sopravvivenza e per i monti lo aveva travolto. A distanza di molti decenni, sapeva di aver fatto la cosa giusta, perché combattere per la libertà e per la propria terra è sempre la cosa giusta. Come monito, per ricordare il sorriso che alternativamente si era acceso o spento nel viso dei suoi compagni, aveva chiamato quel piccolo batuffolo di pelo scuro che lo accompagnava nelle sue scarpinate, Soris.

Tuttavia, il rimorso per ciò che aveva fatto in guerra lo attanagliava continuamente, ma la pace interiore finalmente l’aveva trovata nelle algide stelle alpine che, abbarbicate sulle rocce aguzze di licheni, sfiorava con le mani grandi e callose. La intravvedeva nelle marmotte che rimanevano a osservarlo per un po’ mentre si avvicinava, per poi scappare nelle tane, sotto la terra, ma non erano spaventate. Forse, il loro, era un invito, come se l’avessero accettato e riconosciuto come amico. Nelle sue scalate solitarie, raggiungeva i picchi innevati, dove qualche nuvola intraprendente rimaneva impigliata.

Quel vecchio, dal viso abbronzato solcato da strette rughe chiare, dalla barba folta e straordinariamente ancora scura, dal sorriso spontaneo e dalla parlata popolare, era mio nonno, Nonno Andrea. Conservo ancora gelosamente in uno scrigno, una sua medaglia, arrugginita, di rame, tendente al verde ossidato. Non ha valore se non quello del suo ricordo, di coloro che lo hanno conosciuto. Su un’altura, vicino ad una piccola stella alpina è piantato il suo bastone, insensibile al freddo o alla pioggia, rimane lì, dritto menhir di chi fu. Ho anche una foto ingiallita, di lui, mentre scala una montagna, la memoria di chi lo ha conosciuto non sbaglia, era proprio un viaggiatore, uno che non si ferma mai, pungolato da un tarlo, dal rimpianto forse o semplicemente dal bisogno estremo di fare un passo dopo l’altro, di mettere il piede su un letto di foglie secche, sentirle scricchiolare sotto di esso, rendendosi conto che non c’è morte intorno, ma solo la natura che si trasforma, sazia ormai di sangue e vite sprecate.

Ovunque possa essere, in questo momento, percorrerà altri sentieri, dove il sole abbraccia l’arco montano ed un cane dal nome Soris, scodinzola felice accanto al proprio padrone. 

(NB: con questo racconto ho vinto il 4° PREMIO AL CONCORSO LETTERARIO MAGIA DELLA MONTAGNA: STORIA E STORIE DELLA VAL SANGONE 2009)

 

Profumo di primavera

You can’t stop the music” dei Village People sta risuonando nella stanza con la sua carica positiva e le mie labbra mormorano il ritornello mentre le mie dita ballano sulla tastiera seguendo il ritmo dei pensieri. Primo intervento del 2010, a gennaio il tempo mancava e la sera era tutta per le poesie e le magne opere da scrivere e scrivere e scrivere per raggiungere quel sogno!

Mancano poche ore all’inizio di marzo, al mio mese preferito. Mancano parecchi giorni all’arrivo della primavera. Nonostante ci siano ancora piogge, freddo e nevicate (quest’anno la neve è stata generosa ed abbondante, no?), sento che c’è nell’aria una vibrazione frizzante che ti spinge ad uscire, ad abbandonare le calde stanze per respirare il fresco solicchio che finalmente sta facendo capolino tra le nuvole. Appena l’inverno si piega, mi sento come le lucertole che lasciano il buio tra le rocce per esplorare nuovi percorsi. In questi giorni c’è un fermento nuovo, c’è un rianimarsi di rapporti ed una voglia di fare maggiore.

C’è la terra da smuovere per arricchirla di nuova linfa; ci sono le piccole gemme scure che, timide, si affacciano alla prossima stagione; ci sono le primule colorate che coraggiosamente aprono le corolle battendo sul tempo gli altri fiori; ci sono da ricordare i giorni esatti per le semine negli orti. Insomma, un rapporto con la terra che si fa stringente, vitale addirittura, perché ne sento il bisogno per riattivare quel legame che nel mio sangue inizia a bruciare violento. Sensi, corpo ed anima uniti in un unico sforzo; zolle che esplodono sotto il battito della zappa; bulbi che scendono nell’umido terriccio pronti ad aprirsi l’anno successivo.

Questa vitalità irrompe potente nella mia voglia di scrivere, di raccontarmi e di vivere attraverso i miei personaggi. Voglia di teatro e concerti, per provare quel legame profondo che si instaura tra i musicisti quando suonano insieme, quel sorriso di soddisfazione mentre le note di Bizet riempiono la platea. Quella soddisfazione estatica che li prende dopo aver eseguito alla perfezione un’ouverture di Mozart.

Ed è così che Natura, Teatro, Musica e Vita si mescolano in un caleidoscopio di parole vibranti che escono dalla penna con esigenza crescente, con un bisogno potente di testimoniare quella tensione esistenziale che una Scrittrice da Venere può provare quando,a marzo, il profumo della Primavera muove i suoi primi passi.

 

magritte09lacondizioneumana (La condizione umana" o "La condition humaine" di Magritte)

 

 

 

 

Buona Vita a Voi,

Julia.

Buon Natale 2009! Buon Anno 2010!

Eccomi, finalmente dopo un silenzio di mesi… Vergogna, Julia, scrittrice da Venere che per troppo tempo lasci da sole le pagine virtuali del tuo diario! Vero, non ce l’ho fatta a riempire almeno una volta al mese un post con le mie riflessioni. Devo prendere come scusa le feste natalizie per passare di qui, rivedere il dragone sullo sfondo blu e ritrovare le mie parole di tutti questi tre anni reali e non solo virtuali.

Domani, anzi oggi data l’ora, i bambini di tutto il mondo apriranno i regali, doni e strenne per loro, magari qualche sorpresa sotto l’albero anche per i grandi che non smettono di ritornare piccoli. Dopo un nostro spettacolo, un bambino mi ha detto con i suoi occhioni azzurri che non aveva scritto la lettera a Babbo Natale ed era preoccupato per i regali… Che tenerezza, anche io non ho scritto la letterina, ma sicuramente Babbo Natale ha già portato due grandi doni sotto il mio albero pieno di palline di vetro, decori e luci colorare: la mia casetta ed il mio amore.

Sarò dannatamente mielosa, ma è ciò che sento, forse se la gente apprezzasse le piccole novità di ogni giorno, non ci sarebbero tanta insoddisfazione, troppi fatti di cronaca che ti rivoltano il cuore, pochi esempi di amore…

Ora, amici navigatori, persi in questo mare di bigliettini e doni, di  saluti di parenti ed amici, a voi invio questo mio augurio per un Magico Natale!

A presto dalla

Scrittrice da Venere,

Julia.

 

stelle di natale auguri

Hallowe’en 2009 la seconda primavera

Un’atmosfera autunnale ho visto questa mattina dalla mia finestra, con gli alberi carichi di foglie dorate e rosse che mosse dal vento danzavano fino a posarsi in terra. Mi viene in mente il Valzer Dei Fiori di Tchaikovsky. Quella musica dolce, ricca di sensazioni riempie l’atmosfera.

A molte persone non piace questa parte dell’anno, troppo malinconica e tetra sotto alcuni aspetti, perché ci costringe a chiuderci in casa, con la nebbia o la pioggia fuori tra il fumo dei camini. Eppure, cosa c’è di più bello di un’edera rossiccia o di un insignificante rampicante che se d’estate non lo degni di un’occhiata, adesso, d’autunno, ti fa rimanere a bocca aperta per la sua tavolozza di colori?

Una seconda primavera, insomma, dove al posto dei fiori che sbocciano, ritroviamo lo scrocchiare delle foglie secche, l’avvampare di platani e le belle tinte di crisantemi che si aprono felici al tiepido sole.

Chiamatemi illusa, chiamatemi ingenua, forse. Non mi importa, continuerò a ritornare bambina e passare sui tappeti dei marciapiedi, giocare con i colori e stropicciare un po’ questo manto di stagione.

Hallowe’en, dicevo, momenti di ricordi che scendono nella mente, delicatamente o a volte un po’ con invadenza, perché questo è il periodo, perché il sole lascia il posto alla nebbia, l’erba verde e rigogliosa lascia il posto alla terra brulla, fredda.

Così alterno una lacrima ed un sorriso su di una pietra che ancora riempie il mio cuore con leggera malinconia.

Buona vita, a dovunque voi siate!

Giulia. 

Modificato Crisantemo02

Il ritorno e la Segnalazione di Merito: Concorso Una poesia per Pamparato 2009

Quasi in punta di piedi approdo di nuovo su questo mio diario che mi saluta con il suo calore per nulla offeso dalla mia mancanza estiva. Non riuscivo più a scrivere, la voglia c’era, ma il tempo mancava e poi, si sa, certe volte la vita ti rapisce e non ti dà neanche il tempo di respirare, devi assolutamente obbedirle, correre insieme a lei e non fermarti, perché potresti perderne la scia.

Così, dicevo, sono passate settimane di silenzio letterario, tuttavia gli avvenimenti si sono susseguiti come un fiume in piena: la casa finita e con le pareti pronte ad accogliere l’abbraccio dei mobili; il trasloco ed il profumo di legno e miele del nostro arredamento; l’accoglienza di stanze che giorno dopo giorno si riempiono di ricordi e di oggetti, che si vestono di colori e di ricchezza anche solo con un tocco di tessuto ed un ricamo. Le feste, la gente, i parenti, un anno in più da festeggiare, sapendo che i propositi di quello passato si sono avverati. Le stelle cadenti che per una volta si possono anche veder cadere, consapevoli che tutti i desideri più belli li sto vivendo e sarebbe troppo chiedere qualcosa di più.

Una felicità che si conquista giorno per giorno con gli affetti di chi ti sta vicino e la passione per tutto ciò che ci lega. Forse, per una volta, vedo veramente la vita a tinte rosa ed azzurre e sento come sottofondo una di quelle musiche leggere dei disegni animati mentre sullo schermo si chiude il libro con la scritta ‘e tutti vissero felici e contenti’. Non so quanto potrò dire di essere felice, però per ora mi godo questi momenti fino in fondo. E poi, quello che dovrà arrivare, saprò gestirlo al meglio o almeno ci proverò.

Inoltre, sono fiera di dirvi che quest’estate ho vinto la Segnalazione di Merito per una mia vecchia poesia “Vaghezza” al concorso “Una poesia per Pamparato 2009”.

http://www.amicipoesia.altervista.org/html/poesie1.html  http://poesia.splinder.com/archive/2009-08

Ora, chiudo l’ultima finestra e Morfeo mi chiama. Sono tornata, quindi stay tuned per altre news!

See ya,

J.

 

Vaghezza

Un cielo stellato

Racchiude strani tramonti:

Una prateria

Di pensieri

Ed una lacrima

Di incertezza.

Una mano

Si posa leggera

Sul tuo viso

Che

È invisibile.

Il contatto

brucia

Sulla pelle

Come fuoco

Come cenere.

A volte

Non si trovano

Le parole adatte

Per descrivere ciò

Che si ascolta.

Il silenzio è

La prova più grande

Da superare.

Quando le pareti sono colorate

Quando le pareti sono colorate vuol dire che si è a buon punto; vuol dire che si è fatto un buon lavoro; vuol dire che sono passati molti mesi e dal progetto iniziale in parte solo scritto nella mente, si è arrivato al prodotto finale. Mancheranno i nastri colorati, i dettagli, ma ci siamo.

Ebbene, la reggia della Principessa Sabauda si sta addobbando a festa. I muri hanno l’aspetto possente di solide protezioni e la torre svetta con la bandiera che garrisce libera. Mancheranno i fedeli mobili interni, ma presto anche loro parteciperanno al trambusto quotidiano.

Finalmente, dopo tanto parlare, le mie mani scorrono le venature del giallo e del pesca sulle pareti. I miei occhi si soffermano sui dettagli. La mia mente elabora uno spazio da occupare con del buon legno di noce nazionale dal sapore di miele antico.

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La polvere c’è, non si scampa, ma si respira un’aria tranquilla da dimora centenaria. Il giardino aspetta di essere lavorato da mani inesperte, ma desiderose di imparare, i semi attendono nella terra l’acqua per spuntare robusti. Tutto si ammanta di attesa. Pure il mio cuore attende. Conta i giorni, senza paura ora, forse perché ancora non sa bene il numero, cambia e modifica nel giro di ore. E sono queste lettere che le mie mani ansiose schiacciano provando almeno un po’ di rendere l’idea del nuovo viaggio da intraprendere…

Si è fatto tardi, domani giornata tutta da scoprire, anzi no, oggi giornata da scoprire!

P. J. S.

Per le notti da vivere

 

…per le notti piene di idee e le dolci malinconie…

Per una prima parte del mio nido,

per una giornata passata a lavorare tra polvere e vecchi mobili,

per un risveglio speciale di auguri fatti a chi conta veramente,

per aver capito che gli amici sono pochi ma unici,

per le mani stanche dalle fatiche fisiche,

per le pareti bianche pronte ad accogliere il futuro.

Per me e per te.

Per…

P.J.S.

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Menzione di merito: Premio Letterario Alberto Tallone Alpignano 2009

Menzione di merito:

Premio Letterario Alberto Tallone Alpignano 2009 23/05/2009.

 

Voglio scrivere

 

Voglio scrivere di distese bianche e di foglie gialle.

Di steli ghiacciati e di ghirlande innevate.

Voglio scrivere di mari sconfinati e di grotte misteriose.

Di ranuncoli viola e di corone di gelsomini dai verdi rami profumati.

Voglio scrivere del torrido deserto e della tiepida boscaglia.

Di leprotti in fila e di stormi di uccelli in cielo.

Voglio scrivere di viaggi e di scoperte.

Di tesori antichi e di magie arcane.

Voglio scrivere le mille storie della terra.

Voglio scrivere di favole di eroi e di dei.

Eppure sono qui a vedere dalla finestra

il mondo cambiare senza di me.

Vivo con la fantasia e la poso su di un tavolo scuro

imbandito di libri invecchiati.

Lascio che una pagina voli via.

La penna in mano e lo sguardo su spazi infiniti.

 

Giulia Gino.

La felicità: cos’è per voi?

Riporto qui questa paginetta di parole. Che volino nell’aria, nella virtualità di chi vuole soffermarsi e prendere spunto per pensare a ciò che ci sta attorno e che non capiamo, ma che può renderci felici.

Per me la felicità è quando mi fermo e scrivo sul blog, aspettando tranquilla di finire le ultime tre-quattro pagine di un racconto, perché so che una volta terminato, i personaggi inizieranno a svanire per allontanarsi da me e dalle mie fantasie. Non è un distacco, solo un ulteriore punto di partenza per altre avventure.

Buona lettura,

J.

 

La felicità… (dal Volo del Mattino – Fabio volo)

E crescendo impari che la felicità non è quella delle grandi cose. Non è quella che si insegue a vent’anni, quando, come gladiatori si combatte il mondo per uscirne vittoriosi… La felicità non è quella che affannosamente si insegue credendo che l’amore sia tutto o niente,… non è quella delle emozioni forti che fanno il "botto" e che esplodono fuori con tuoni spettacolari…, la felicità non è quella di grattacieli da scalare, di sfide da vincere mettendosi continuamente alla prova.
Crescendo impari che la felicità è fatta di cose piccole ma preziose…. …e impari che il profumo del caffè al mattino è un piccolo rituale di felicità, che bastano le note di una canzone, le sensazioni di un libro dai colori che scaldano il cuore, che bastano gli aromi di una cucina, la poesia dei pittori della felicità, che basta il muso del tuo gatto o del tuo cane per sentire una felicità lieve. E impari che la felicità è fatta di emozioni in punta di piedi, di piccole esplosioni che in sordina allargano il cuore, che le stelle ti possono commuovere e il sole far brillare gli occhi, e impari che un campo di girasoli sa illuminarti il volto, che il profumo della primavera ti sveglia dall’inverno, e che sederti a leggere all’ombra di un albero rilassa e libera i pensieri.
E impari che l’amore è fatto di sensazioni delicate, di piccole scintille allo stomaco, di presenze vicine anche se lontane, e impari che il tempo si dilata e che quei 5 minuti sono preziosi e lunghi più di tante ore, e impari che basta chiudere gli occhi, accendere i sensi, sfornellare in cucina, leggere una poesia, scrivere su un libro o guardare una foto per annullare il tempo e le distanze ed essere con chi ami. E impari che sentire una voce al telefono, ricevere un messaggio inaspettato, sono piccolo attimi felici. E impari ad avere, nel cassetto e nel cuore, sogni piccoli ma preziosi. E impari che tenere in braccio un bimbo è una deliziosa felicità. E impari che i regali più grandi sono quelli che parlano delle persone che ami… E impari che c’è felicità anche in quella urgenza di scrivere su un foglio i tuoi pensieri, che c’è qualcosa di amaramente felice anche nella malinconia.
E impari che nonostante le tue difese, nonostante il tuo volere o il tuo destino, in ogni gabbiano che vola c’è nel cuore un piccolo-grande Jonathan Livingston. E impari quanto sia bella e grandiosa la semplicità.

 

Tramonti 116

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